In discussione alla Camera, dopo l’approvazione da parte del Senato lo scorso luglio, il disegno di legge (DDL) per l’istituzione del reato di femminicidio.
Ma che bisogno c’è?
Leggendo i dati, scopriamo che, a fronte di un numero di omicidi in calo, anche quelli che hanno vittime donne, la percentuali di quelli che viene consumato da parte di mariti, compagni, ex, padri ed altre figure affettivo-sentimentali rimane costante e si attesta intorno all’80%. Salta subito all’occhio, allora, che c’è un tipo di omicidio che viene commesso solo come gesto estremo di controllo, di potere, di imposizione sulla vita della donna.
Ma l’omicidio è l’estrema manifestazione di una violenza di genere ampiamente diffusa ed anche accettata.
Anche per questo ci aiutano i dati: dal gender pay gap al part time involontario, gli indicatori mostrano sempre una donna più povera e precaria dell’uomo. Ma se vi guardate intorno, con estrema semplicità enumererete quante fra conoscenti ed amiche hanno ricorso al tempo parziale dopo la nascita di un3 figli3 o addirittura ad una sospensione dell’attività lavorativa, e quanti lo hanno fatto.
La questione può essere anche frutto di una libera scelta, ma se una donna guadagna di meno, se è vista ancora come la naturale (parola sotto alla quale si nasconde un dovere imposto) curatrice della prole, la stessa pressione sociale ed economica ha un portato di violenza.
C’è bisogno di questa legge, ma da sola non basterà.
Se sei vittima di violenza o assisti a violenza di genere, rivolgiti al numero telefonico 1522

